IA applicata alla didattica

Ho costruito un generatore di giudizi. Poi mi sono chiesto se fosse lecito

Il problema me l'hanno raccontato decine di colleghi, sempre con le stesse parole: non è scrivere un giudizio, è scriverne venticinque.

IA per la Scuola· 23 agosto 2026· 5 min di lettura
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Il problema me l'hanno raccontato decine di colleghi, sempre con le stesse parole: non è scrivere un giudizio, è scriverne venticinque. Venticinque testi diversi l'uno dall'altro, veri per quel ragazzo lì, e tutti nello stesso registro linguistico perché finiscono nello stesso documento. La sera prima dello scrutinio, verso il quindicesimo, capita a tutti di ritrovarsi a spostare le stesse quattro frasi. Così ho costruito uno strumento che scrive i giudizi di un'intera classe in una volta sola. E il giorno dopo averlo finito ho passato un pomeriggio a chiedermi se avessi fatto una cosa sensata. Metto qui il ragionamento, perché è la domanda che mi farà il primo dirigente scolastico che vedrà lo strumento in uso nella sua scuola. E perché credo che chiunque porti l'intelligenza artificiale in classe debba essere in grado di rispondere.

Che cosa dice davvero l'AI Act sulla scuola L'Allegato III del regolamento europeo elenca i sistemi considerati ad alto rischio. Nel settore dell'istruzione ne indica quattro tipi: quelli usati per determinare l'accesso o l'ammissione a un istituto, quelli che valutano i risultati dell'apprendimento, quelli che stabiliscono il livello di istruzione adeguato a una persona e quelli che monitorano comportamenti vietati durante le prove d'esame. Alto rischio non vuol dire vietato. Vuol dire che chi fornisce quel sistema deve rispettare requisiti severi: gestione dei rischi, qualità dei dati, documentazione tecnica, sorveglianza umana progettata fin dall'origine, registrazione in una banca dati europea. La seconda voce dell'elenco, valutare i risultati dell'apprendimento, è esattamente il territorio in cui si muove un generatore di giudizi. Ignorarla sarebbe stato disonesto.

La distinzione che regge tutto Sono andato a guardare che cosa fa lo strumento, materialmente, quando qualcuno lo usa. Il docente apre una griglia. Per ogni alunno spunta i livelli: partecipazione, impegno, autonomia, metodo di studio, progressi. Sono decisioni sue, prese da lui, sulla base di mesi di osservazione. Poi preme un pulsante, e il sistema trasforma quei livelli in prosa italiana corretta e non ripetitiva. Il sistema non valuta nessuno. Non vede i compiti, non conosce i voti, non incrocia dati, non propone livelli, non suggerisce chi merita cosa. Riceve una griglia già compilata e la mette in italiano. Se il docente sbaglia la valutazione, lo strumento scrive benissimo una valutazione sbagliata. Il regolamento prevede un'eccezione proprio per i sistemi che svolgono un compito preparatorio o che migliorano il risultato di un'attività umana già completata, a condizione che non facciano profilazione di persone fisiche. Un generatore che riordina in prosa una valutazione già formulata da un essere umano rientra in questa descrizione. E di profilazione non se ne parla nemmeno: allo strumento non arriva neanche il nome degli alunni. Su questo ho fatto una scelta tecnica precisa. Le etichette con i nomi restano nel browser del docente. Al servizio partono solo Alunno 1, Alunno 2, con i livelli spuntati. I nomi vengono riattaccati ai testi sul dispositivo, dopo la risposta. Questa distinzione, però, regge solo finché lo strumento resta così. Il giorno in cui aggiungessi una funzione del tipo carica i voti e ti propongo io il livello, passerei dall'altra parte della linea. E lo saprei benissimo.

Le date, che sono cambiate da poco Il Digital Omnibus, regolamento (UE) 2026/1744, entrato in vigore il 27 luglio 2026, ha differito al 2 dicembre 2027 l'applicazione piena degli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III, comprese ammissioni, valutazione degli apprendimenti e monitoraggio dei comportamenti. Restano invece applicabili dal 2 agosto 2026 le disposizioni sulla trasparenza e sulla vigilanza. E dal 2 febbraio 2025 è già in vigore l'obbligo di promuovere un adeguato livello di alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale, che il Digital Omnibus ha attenuato: non serve garantire un livello specifico di competenza per ciascuna persona, bastano misure di supporto adeguate. Vale anche la pena ricordare una cosa che riguarda tutti, non solo chi costruisce strumenti: dal febbraio 2025 è vietato usare sistemi di intelligenza artificiale per dedurre le emozioni degli studenti e del personale scolastico. Non è alto rischio, è pratica proibita.

Quello che ho fatto, in concreto • Il docente valuta, la macchina scrive. La griglia si compila a mano, alunno per alunno. È scomodo. È voluto. • Nessun dato personale in transito: solo numeri progressivi e livelli. • Ogni testo è modificabile prima di copiarlo o scaricarlo. La supervisione umana non è una casella da spuntare, è il passaggio obbligato per portare fuori il testo. • Divieti espliciti nelle istruzioni al modello: niente riferimenti a condizioni familiari, sanitarie, economiche o di origine, niente episodi o voti inventati. • Un avviso prima di trascrivere, che ricorda di controllare la corrispondenza tra giudizio e alunno e la coerenza con i criteri deliberati dal collegio.

La parte che mi preoccupa di più non è quella giuridica È l'omologazione. Se in un istituto tutti usano lo stesso strumento, i giudizi di tre classi diverse cominciano a somigliarsi. E il giudizio nasce per dire una cosa singolare su una persona singolare: è il contrario di un modulo. E poi c'è una tentazione più sottile, che riguarda l'ordine delle operazioni. Il rischio non è che l'intelligenza artificiale scriva male i giudizi: scrive benissimo. Il rischio è che il docente generi il giudizio prima di aver pensato all'alunno, invece che dopo. Che il testo, arrivando per primo, prenda il posto della riflessione anziché seguirla. L'unico antidoto che ho trovato è la scomodità della griglia. Costringe a fermarsi su ciascuno, uno alla volta, e a decidere. È lenta, e resterà lenta.

Dove sta il confine Alla fine il criterio che uso è questo: l'intelligenza artificiale può occuparsi della forma di un atto professionale, non della sostanza. Può togliermi la fatica di scrivere venticinque volte, non il compito di guardare venticinque ragazzi e farmi un'idea. Il giudizio resta un atto valutativo del docente e del consiglio di classe. La firma, quella, non è delegabile a nessuno.

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